Giugno 30, 2022

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Contratto scuola. Il grande inganno, risorse più poche del poco

Nessun problema, i firmatari sono pronti! E se no che firmatari sono?

È fissato per il 20 dicembre il prossimo incontro tra MIUR e sindacati per la definizione del nuovo contratto di mobilità 2018/2019. Ma si è già compreso che poche saranno le novità rispetto agli scorsi anni, atteso che il MIUR ha già reso nota l’intenzione di riproporre, con il noto metodo del copia-incolla, un medesimo accordo contrattuale, poche risorse e pesanti riduzioni a diritti già contrattualmente garantiti. E i sindacati cosa faranno? Al di là delle chiacchiere di convenienza, firmeranno acriticamente qualsiasi proposta verrà dal governo? Purtroppo, pare proprio di si. Presto ci troveremo di fronte ad una penosa danza delle parti, in cui il governo afferma che le risorse sono poche, chissà perché per la scuola sono sempre poche; poi viene fatta trapelare la voce che forse saranno ancora più poche del poco. I sindacati pronti a stracciarsi le vesti e ad avviare un rutilante ritornello, gridato all’unisono: meglio poco che niente, vogliamo firmare, firmare, firmare!

Anche quest’anno rimarrà, purtroppo, insoluta la questione dei docenti fuori regione, e non solo di quelli assunti con la l. 107/2015. Molti di quest’ultimi vittime di un algoritmo aberrante, di cui non si vogliono rivedere e correggere le storture. In tal senso, non si comprende la scelta di rendere la mobilità solo facoltativa, salvando la posizione di chi aveva ottenuto la sede scolastica in virtù della distorta applicazione dei criteri di trasferimento, cui si è aggiunta la riduzione delle possibilità dei trasferimenti interprovinciali alla sola quota del 30% dei posti disponibili. Così si è impedito e si impedirà ancora il rientro della quasi totalità dei richiedenti.  

A cosa può essere dovuta l’indifferenza di MIUR e sindacati verso il problema dei neo assunti ex l.107/2015? Forse si ritengono soddisfatti di aver realizzato l’agognato progetto di precarizzazione del lavoro nella scuola pubblica, attraverso i contratti triennali e la titolarità su ambito territoriale?  Forse di aver finalmente realizzato l’asservimento del docente al potere del dirigente scolastico e accresciuto il bisogno di tutela sindacale? La chiamata diretta, il potenziamento, non possono che rappresentare degli esempi eloquenti. In questo senso, anche l’indebolimento della posizione economica e sociale dei docenti. Non può negarsi che lo stipendio, non corrispondendo più a nessun parametro economico e non svolgendo più la funzione costituzionalmente garantita, di permettere un’esistenza dignitosa, appaia più una regalia, di medievale memoria, piuttosto che il corrispettivo del lavoro svolto.

Tutto ciò fa il pari con le misure adottate nei confronti dell’intera categoria, tutte volte a penalizzare il ruolo e la funzione del docente nella scuola pubblica. Basti pensare alla previsione degli obblighi formativi che, per come imposti e modulati, sminuiscono la professionalità dei docenti piuttosto che valorizzarla. Basti pensare allo svilimento del criterio meritocratico ridotto al bonus premiale elargito ai fedelissimi del dirigente; all’imposizione della didattica per competenze, metodologia sperimentale attuata sulla pelle degli alunni, in ottuso ossequio di mere raccomandazioni UE, prive di forza normativa vincolante; alla eccessiva burocratizzazione dei compiti.

Il fine è evidente, svuotare di contenuto la libertà di insegnamento. A questo punto sarà difficile rimediare ai danni già prodotti nel sistema scolastico, occorrerebbe azzerare l’ultimo decennio di nefaste riforme e soprattutto che a pretenderlo fosse una classe docente unita e solidale. L’auspicio è che i docenti sappiano alzare la testa e reagire, prima di finire definitivamente bolliti coma la rana di Noam Chomsky, e che siano capaci di insegnare, anche a loro stessi, che la storia spesso cammina sulle utopie, che spesso le utopie sono capaci di restituirci un mondo migliore. 

Una rappresentanza autorevole e unitaria della docenza è la condizione prima per porre fine a questo lacrimevole e mortificante balletto, per riscrivere insieme i cardini di una nuova condizione professionale dei docenti e della scuola italiana.

 

R. Ventura, F. Greco

 

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