Agosto 20, 2022

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Quando il registro elettronico mette a dura prova la pazienza del docente

Fra tutte le discussioni ed i problemi che attraversano il mondo della scuola italiana, quello dell’introduzione del registro elettronico, della sua obbligatorietà, della sua effettiva usabilità dal punto di vista dell’efficienza delle reti Wi-Fi e affidabilità dal punto di vista della sicurezza, è di grande attualità e coinvolge indissolubilmente docenti, genitori ed alunni.

In condizioni “normali” sicuramente questo nuovo strumento tecnologico offre indubbi vantaggi in termini di trasparenza e di tracciabilità immediata delle attività di insegnamento/apprendimento, che avvicina ulteriormente i percorsi ed il vissuto scolastico quotidiano con le famiglie degli allievi, proiettando il dialogo educativo verso una nuova dimensione di rapporti di collaborazione: conoscenza in tempo reale da di voti, note disciplinari, assenze e possibilità di comunicare alle famiglie le carenze degli studenti, senza dover attendere il "ricevimento" o dover seguire le estenuanti trafile delle convocazioni ufficiali e degli appuntamenti con i singoli genitori. 

 Questi scenari decisamente auspicabili, che pure in molte realtà scolastiche italiane si realizzano effettivamente, in tantissimi altri casi devono fare i conti con una serie di ostacoli oggettivi che rischiano di trasformare quello che doveva diventare un formidabile strumento di snellimento delle procedure e di abbattimento dei tradizionali muri di separatezze, in un defatigante esercizio di pazienza, dovendo fare i conti con le lentezze della rete, già note alle varie latitudini del nostro Paese. Non sono rari i casi di docenti che, vuoi per una mai sopita diffidenza verso il mezzo tecnologico, vuoi per le difficoltà di aprire il registro elettronico, continuano parallelamente a compilare un loro personalissimo diario che riproduce in tutto e per tutto il vecchio e indimenticato registro personale cartaceo. Difficoltà e carenze che ci vengono inequivocabilmente dimostrate dai dati statistici dai quali apprendiamo che soltanto il 23% delle scuole secondarie sono connesse ad Internet con rete veloce, il 10% delle primarie mentre sono addirittura 140mila le aule sprovviste di connessione Adsl sia via cavo che Wi-Fi.

Situazioni paradossali, alle quali vanno aggiunti i problemi sempre in agguato della sicurezza dei dati da possibili manomissioni, che mortificano tante professionalità ed intelligenze presenti nella stragrande maggioranza del corpo docente. Anche con questi limiti oggettivi dovrà fare i conti la “Buona Scuola” del Governo Renzi che, al di là delle intenzioni e degli annunci, dovrà prevedere investimenti sostanziosi anche in questo settore già a partire dalla prossima Legge di stabilità (secondo le stime servirebbero almeno 400mln di euro per garantire la copertura delle scuole sprovviste di connessione ad una banda larga).

Pio G. Sangiovanni

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