Agosto 11, 2022

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Pareggio di bilancio, la fine, in Italia, dell’economia keynesiana

Keynes fuorilegge!

John Maynard Keynes, economista tra le menti più brillanti del XX secolo, è stato posto in Italia fuori legge.

Dal primo gennaio 2014 trova infatti applicazione il cosiddetto “pareggio di bilancio”, inserito in Costituzione con la legge costituzionale del 20 aprile 2012 n. 1. Tutto questo in ossequio di quelli che ormai sono i “dictat” dei burocrati dell’Eurotower, persone che non devono rispondere di niente ed a nessuno, unici sacerdoti e custodi del pensiero macroeconomico di Berlino.

L’accordo internazionale “Euro Plus” era stato sottoscritto, Capo del Governo Silvio Berlusconi, il 24/03/2011 e prevedeva l’impegno a modificare in tal senso la Costituzione Italiana. La legge è stata quindi approvata durante il Governo Monti, con i voti del Pd, PDL, UDC, l’astensione della Lega ed il voto contrario dell’Italia dei Valori (precisiamo che il Trattato sull’Unione Europea non prevedeva questo impegno).

Tra le tante cose, tutte a mio avviso estremamente perniciose, tale modifica costituzionale introduce la “regola aurea” del divieto di ricorrere al debito, se non per casi eccezionali e quindi i conti pubblici devono essere in pareggio ( tanto entra e tanto esce ). A primo acchito sembrerebbe una buona cosa, ma buona non è. L’Italia non è un paese spendaccione, ha il più alto avanzo primario europeo (entrano più soldi di quanti si spendono per il funzionamento della macchina statale e del welfare). Il deficit è creato dagli interessi che lo Stato paga sul debito pubblico. Stiamo in mano ai ricatti delle cosiddette agenzie di rating, della finanza internazionale, degli speculatori, tutte persone che dalle nostre parti sarebbero più appropriatamente chiamati “cravattari”.

Ma torniamo “ad rem”. Questa modifica di sicuro comporterà due cose:

a) l’impossibilità di attuare politiche economiche “anticicliche” (aumento della spesa pubblica per il sostegno della domanda interna e delle imprese, Keynes docet );

b) alcuni settori importantissimi, quali sanità ed istruzione, necessariamente dovranno essere per buona parte trasferiti ai privati, non potendo ricorre al debito e men che meno a nuove imposte, essendo ormai la pressione fiscale giunta a livelli insostenibili ( 47%) .

Così mentre lo Stato non potrà indebitarsi, i privati potranno regolarmente accedere al credito. Ma niente paura, tutto è fatto per il nostro bene. La conclusione che traggo è invece molto amara.

Una maggioranza parlamentare i cui membri sono stati eletti con una procedura illegittima (come stabilito recentemente dalla sentenza della Corte Costituzionale) e senza alcun mandato morale poiché nominati, animata dal solo scopo di compiacere il Cancelliere tedesco, ha posto le premesse per distruggere lo stato sociale italiano e per porre Keynes fuori legge.

Si è vero che ci aspettano venti anni di stenti e sacrifici, ma vuoi mettere il piacere di avere l’inflazione prossima allo zero per cento? Inoltre alle future generazioni possiamo finalmente dire , con teutonica fermezza: “ L’Italia è una Repubblica fondata sul pareggio di bilancio”.

L’aggettivo “democratica” è stato volutamente omesso poiché , così come stanno le cose, sarebbe assolutamente inappropriato.

A tanto siamo arrivati dopo ventitré anni di accordi di Maastricht!

Che dire, mi sovviene una frase di Michelangelo Buonarroti che esprime appieno lo sconcerto che vivo da cittadino italiano ed europeo: “ Grato m’è il sonno e più l’esser di sasso mentre lo scorno e la vergogna dura”.

 

Raffaele Salomone Megna, Tesoriere Nazionale della GILDA Insegnanti

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