Agosto 11, 2022

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Ministro dixit, soglia dignitosa stipendio docenti almeno di 2.000 euro al mese

Era il 12 maggio 2014, quando la ministra dell’istruzione Stefania Giannini, affermò che lo stipendio degli insegnanti, in Italia, era “una vergogna”. E aggiunse che sarebbe stato portato "almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili”.

Completando, a proposito della “soglia dignitosa”, con un “credo sia il minimo”. Ovviamente, stipendio mensile netto più tredicesima mensilità. “Soglia” sta a significare primo stipendio corrisposto al/alla docente il primo mese dopo l’assunzione in servizio. Quindi, uno stipendio che cresce (sette le classi stipendiali, passate a sei fasce stipendiali essendo state inglobate in un’unica fascia di otto anni le due precedenti classi, rispettivamente, di due e di sei anni).

Ebbene, lo stipendio iniziale dei docenti di ruolo è cresciuto in relazione all’automatico passaggio alle classi successive, ma gli stipendi iniziali e gli scatti stipendiali sono paradossalmente e assurdamente congelati dal 2009: 1.307 euro per i docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria; 1.392 euro per i docenti della scuola secondaria di primo grado e della scuola secondaria di secondo grado; 1.307 euro per i docenti diplomati della scuola secondaria. Diventando, dopo essere passati dalla prima alla settima classe stipendiale, con incrementi a partire, rispettivamente, dal terzo, dal nono, dal quindicesimo, dal ventunesimo, dal ventottesimo fino al trentacinquesimo anno di servizio, quando lo stipendio netto raggiunge il massimo: 1.816 euro per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria; 1.959 euro per gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado; 2.026 euro per gli insegnanti della scuola secondaria superiore; 1.959 euro per gli insegnanti diplomati della scuola secondaria. E adesso, considerando le addizionali applicate dalle regioni e dai comuni, in media corrispondenti al 2,4 per cento dell’imponibile: 1.262 euro iniziali (e per otto anni, 1.020 euro la tredicesima) fino a 1.759 di euro al trentacinquesimo anno di servizio nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria (1.276 euro la tredicesima); 1.350 (1.114 euro la tredicesima) fino a 1.895 euro per gli insegnanti della scuola media (1.411 euro la tredicesima); 1.350 (1.114 la tredicesima) fino a 1.960 euro per gli insegnanti della scuola superiore (1.481 euro la tredicesima). E dire che per la ministra dell’istruzione professoressa Giannini, 10 maggio 2014, era “una vergogna” lo stipendio “intorno ai 1.400 euro” di un insegnante! La quale aggiunse, rivelandosi una promessa di marinaio, che sarebbe stato portato “almeno alla soglia dignitosa dei 2.000 euro mensili”.

Dal 2009 a oggi, cioè dal blocco del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola e dal congelamento degli scatti stipendiali, gli stipendi degli insegnanti e quelli del personale non docente hanno perso il 12 per cento del loro potere d’acquisto. Potere che quanto meno sarebbe rimasto identico a quello del 2009 se il blocco degli stipendi e il congelamento degli scatti stipendiali dei docenti e dei non docenti fosse stato limitato a pochi mesi. ”Certamente “vergognoso” anche quello del personale non docente. Se soltanto consideriamo la perdita del 12 per cento del potere d’acquisto degli stipendi degli insegnanti e del personale non docente, è semplice calcolare a quanto mensilmente corrisponde facendo riferimento all’attuale stipendio mensile da ciascuno/a percepito: la perdita è compresa tra 150-170 euro al mese per i docenti al primo anno di servizio e, proporzionalmente crescendo, di 210-240 euro al mese dal 35° anno di servizio. Per il personale non docente, la perdita è compresa tra 120-180 euro al mese nella fase iniziale e tra 150-240 euro al mese nella fase successiva al 35° anno di servizio.

A proposito delle “promesse”, risultate supercazzole, sugli aumenti degli stipendi degli insegnanti, fissando la “soglia dignitosa” a “2.000 euro mensili”, va detto che la Giannini ha utilizzato, riferendoci alla lingua latina, la prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo “promittere” (promettere), ovvero “promitto” (prometto), che regge l’infinito futuro passivo “facturum esse” (che sarà fatto), ma senza dire quando.

Infatti, tutto è rimasto come prima, anzi peggio di prima e, alla luce delle recenti proposte, purtroppo lo stipendio dei docenti è destinato a rimanere una questione vergognosa! Con questa affermazione non possiamo che essere d'accordo, almeno una volta, con la ex ministra Giannini.

 

Polibio
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