Ottobre 21, 2021

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Anno nuovo, dalla scuola parta il cambiamento

di Rosamaria Ventura

L’avvio dell’anno scolastico si prospetta per molti versi complesso, tante le questioni insolute che si dovranno affrontare per rendere efficiente il sistema di istruzione pubblica del paese: la razionalizzazione del sistema di reclutamento, il superamento del precariato, l’adozione di misure che assicurino lo svolgimento celere, ordinato e coerente con il fabbisogno di cattedre della mobilità provinciale ed interprovinciale, e soprattutto il miglioramento dello status dei docenti. 

Molto c’è da fare sul piano dei diritti della categoria, a cominciare dal diritto al lavoro in condizioni che permettano lo sviluppo della personalità e professionalità di ciascuno e che non si rivelino vessatorie o limitanti, il diritto alla retribuzione adeguata ai mezzi ed all’impegno profuso nello svolgimento dell’attività lavorativa, le libertà costituzionali di insegnamento e di pensiero, senza le quali sarebbe impensabile lo svolgimento della professione di insegnante. 

C’è, poi, l’emergenza pandemica da gestire, rispetto alla quale non è certo sufficiente aver previsto l’obbligatorietà del green pass, senza aver assicurato la salubrità degli ambienti, l’osservanza dei distanziamenti, la predisposizione di mezzi di trasporto adeguati per numero e dotazioni di sicurezza. Questioni che richiedono una soluzione unitaria, una regia unica a livello nazionale, onde evitare disparità di comportamenti tra scuole, lasciando tutto nelle mani dei dirigenti. 

Un lungo elenco da soddisfare sul quale sarà necessaria la consueta azione di sensibilizzazione del Ministro in carica, affinché si adoperi per ogni necessità.

Invocare, tuttavia, il cambiamento non basta, anche perché l’esperienza di questi ultimi anni ci ha fatto comprendere quanto sia inutile aspettare soluzioni dall’esterno. La riforma della scuola è, infatti, divenuta il cavallo di battaglia di ogni formazione politica, cosicché, ad ogni tornata elettorale piovono le più disparate promesse, subito disattese una volta ottenuto il consenso. 

Pertanto, un nuovo inizio, perché sia tale, dovrà segnare un cambio di prospettiva, facendo partire dalla scuola, non tanto e non solo l’input per il cambiamento, ma le azioni concrete, a cominciare dal quotidiano.

 L’augurio, quindi, da rivolgere a noi tutti è quello di affrontare il nuovo anno scolastico, ritrovando l’orgoglio e la dignità della categoria. Che sia l’anno in cui si possa trovare il coraggio e la determinazione nell’affermare la nostre idea di scuola democratica e partecipativa, contro l’attuale dirigismo che ci vuole sopraffatti ed indeboliti;  l’anno  in cui diveniamo consapevoli del nostro importante ruolo ed artefici del futuro della nostra professione; in cui riusciamo a  far valere i nostri diritti, senza essere  facile preda delle lusinghe di quei dirigenti padroni che, nel premiare la nostra fedeltà cieca ed ottusa, umiliano la categoria (e quindi noi stessi), trattandoci da sottoposti;  ed ancora, in cui curiamo la formazione, per amore del sapere e della sua trasmissione ai nostri allievi e non come obbligo contrattuale; in cui collaboriamo con i colleghi solidalmente, non considerandoli avversari da sconfiggere, perché l’unione fa la forza e senza l’unità degli intenti e delle azioni non si consegue alcun risultato; in cui coltiviamo il rapporto con gli alunni, con la dedizione  e l’impegno che sono propri della nostra nobile funzione. Se avremo chiari i nostri obiettivi e sapremo essere categoria coesa, il cambiamento auspicato verrà ed avervi concorso avrà dato un senso ai nostri sacrifici. 

 

 

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