Giugno 27, 2022

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Il referendum sulla legge 107/2015. Una grande battaglia di civiltà e democrazia alla quale nessuno dovrà sottrarsi

 

 

La presentazione all’esame della Corte di Cassazione dei quesiti referendari abrogativi di alcune delle parti più controverse della Legge 107/2015 di riforma della Scuola italiana, rappresenta un importantissimo traguardo, ma allo stesso tempo un nuovo punto di partenza sia sotto il profilo culturale che politico.

Si conclude, infatti, una fase di intenso confronto che ha coinvolto non solo il mondo della scuola italiana, ma anche personalità della società civile, della cultura ed eminenti costituzionalisti che hanno esaminato in tutte le sue parti la legge voluta dal governo Renzi ed imposta al Parlamento con l’ennesimo voto di fiducia.

Quattro quesiti referendari contro la legge 107 e la “cattiva scuola”

 

 

 

 

 

La straordinaria mobilitazione della scorsa primavera ha espresso forse la più forte conflittualità contro le politiche neoliberiste del governo Renzi, con il 70% di scioperanti il 5 maggio, il boicottaggio del 25% dei quiz Invalsi e lo sciopero degli scrutini. L’obiettivo centrale era il ritiro del ddl sulla Buona Scuola, in quanto inemendabile, e lo stralcio delle assunzioni dei precari con un decreto legge.

Una grande farsa annunciata. La promessa di flessibilità pensionistica a “costo zero”

 

 

 

Dopo il cavallo di Troia del “tutto contributivo” dell’opzione donna, entrato con l’inganno soprattutto nella scuola, dove maggiore è la presenza al femminile, chi spera in una revisione delle famigerata legge Fornero, è costretto a vivere di tante promesse sin dall'inizio della sua applicazione e niente fatti.

La distruzione dell’Università e le ragioni di chi si oppone

Lo stato di crisi estrema dell’Università italiana di inizi 2016 probabilmente dipende dall’estrema difficoltà tecnica e politica di realizzare un disegno ancora occulto nel 2009, del tutto palese oggi: differenziare le sedi in research e teaching. Questo modello può realizzarsi solo facendo uscire l’Università “dal perimetro della pubblica amministrazione”.  Percorso politicamente difficile. Meglio portare a lenta agonia le sedi che si intende chiudere – e che verranno chiuse con la nobile motivazione che la VQR ha stabilito che sono poco produttive. Ma se un numero crescente di docenti si rifiuta di partecipare alla VQR anche questa via diventerà difficile da percorrere.

Concorso ordinario, ancora valutazioni per insegnanti già valutati

Sembra che con queste parole chiave il Ministro Giannini abbia “presentato” il prossimo Concorso a cattedra che, sembra sempre, costerà alla collettività ben cinque milioni di euro, per sostenere le spese preliminari.

La scuola dell’infanzia, un’istituzione dello Stato

La scuola dell’infanzia statale è inserita negli istituti comprensivi e omnicomprensivi assieme alla scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Costituisce elemento fondamentale in quanto portatrice di competenze ed abilità utili al miglioramento del livello dei prerequisiti di accesso alla scuola primaria. Le prove Invalsi svolte nelle classi II primaria evidenziano negli alunni ricchezza di competenze linguistiche, logiche e meta cognitive acquisite senza ombra di dubbio nel percorso formativo 3 - 6 anni attuato nell’ottica del curricolo continuo, verticale, nettamente superiori a bambini che non hanno frequentato la scuola dell’infanzia STATALE .

C’era una volta un Ministero della Pubblica Istruzione…

…e c’erano anche gli ispettori, alias dirigenti tecnici. Ora, con questa deriva verso la privatizzazione della scuola pubblica, anche gli ispettori cambiano casacca, pardon… per ora solo criteri di assunzione, ruolo e funzione! Cheddiocelamandibbuona!

La “Buona Scuola”: revisione delle classi di concorso, una scorciatoia pericolosa

Lo scorso luglio, il Consiglio dei Ministri ha avviato l’esame del Regolamento di revisione delle classi di concorso, primo passo per poter avviare una nuova selezione di docenti per le scuole secondarie di I e di II grado. Non è previsto il parere del Consiglio Universitario Nazionale e, con una deroga discutibile, nemmeno quello del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI), che invece sarebbe richiesto dalla normativa. Eppure, basta una rapida occhiata alla versione informalmente circolata dello schema di regolamento, per individuare macroscopiche incongruenze, sviste e/o ingenuità. È senz’altro apprezzabile che il Governo intenda risolvere una vicenda aperta ormai da troppo tempo, ma per nulla condivisibile che proceda in totale autonomia, rinunciando ad acquisire i necessari pareri e imboccando così una pericolosa scorciatoia ricca di incognite.

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